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Salute

Dopo il coronavirus, da Hong Kong il rischio di una nuova malattia: l’epatite dei ratti

L’ultimo contagio una settimana fa a scapito di un 61enne.

Gli scienziati lo ripetono da anni. Bisogna abituarsi al fatto che alcuni virus propri di alcuni animali passino all’uomo. Questo perchè l’uomo sfrutta l’ambiente degli animali selvatici e si trova davanti ad una convivenza forzata. La “colpa” dunque è soltato nostra che non lasciamo spazio alle altre specie.

Neanche terminata (e chissà quando succederà) la pandemia da coronavirus, già ci ritroviamo a scontrarci con un altro virus. Come riporta la Cnn, a Hong Kong, l’epatite dei ratti avrebbe fatto “il salto” nella specie umana.

Il primo caso si riscontrò nel 2018, e si pensò ad un evento limitato. Sfortunatamente, però, sono stati registrati in totale altri dieci casi, l’ultimo dei quali una settimana fa. Episodio, questo, che ha coinvolto un 61enne.

I sintomi principali sono febbre, ingrossamento del fegato e il classico colore giallo dela pelle. Un grosso problema, riferiscono gli scienziati, è capire il processo di contagio da animale a uomo.

Se infatti si pensa ad una trasmissione data dal contatto con i topi o acque infette, ancora nulla di certo è stato scoperto. Tra i contagiati anche un cittadino Canadese che aveva viaggiato in Africa.

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